Sunday, October 16, 2011

On "Job's suffering" and happy pigs


Mats and I went last night to see Hanoch Levin's incredible play "Job's suffering" at the Jewish theatre.

A secular interpretation of one of the oldest stories ever told. Levin has made Job's life timeless, a work of heart that I cannot even dare to imagine how much it must have cost him emotionally to write and set up. "We" the public sat litterarily around SORROW and PAIN in humangous proportions, trying to cope with our own feelings of awkwardness, helplessness, horror and fear, which blended theatrically with Job's own experience of loss and anguish. I left wondering how the actors cope with playing this every single night? The play met our expectations and, for once, we agreed with the critics :-).

This morning was really beautiful. Sunshine that makes the colors of fall turn into copper and gold. Mats and I took a power walk that we never wanted to end so we walked and walked and walked. By the ecological farm we stopped to look at a bunch of very happy and very pink pigs rolling around in organic and chemicals-free mud. The fence was so low that they could have wondered out if they wanted....or if they could. Thing is that pigs cannot climb. But we can, we people can climb! We can ask ourselves difficult questions and we can even find answers we don't even imagine are there...pigs cannot do that, probably they are more content than us in their inability to climb a low fence, but as for myself: I WANT TO CLIMB.

Job is known to have said the one sentence that has made him famous in all kinds of circles and throughout history: I know my redeemer lives. This statement gave him hope to endure even when strength had totally been exhausted. Here is one of my favorite songs. I usually do not like songs with "sweetened" illustrations attached to it, but this was the best YouTube could do for me today. The words are on the other hand a massive statement of Job's faith (and mine, at least up to today).

Ieri sera Mats ed io siamo stati a vedere la rappresentazione "La sofferenza di Giobbe" al teatro ebraico. Una versione secolare ed incredibilmente forte del drammaturgo Hanoch Levin. Levin ha liberato una delle storie più antiche mai raccontate, da ogni limite forzato dal tempo. Non posso nemmeno immaginare quanto debba essergli costato intellettualmente ed emotivamente, scrivere e dirigerne la sceneggiatura. "Noi", il pubblico eravamo seduti attorno alla scena e direttamente partecipi ad un'immensa rappresentazione di SOFFERENZA e DOLORE, cercando di controllare emozioni di sconforto, paura ed impotenza che si mescolavano teatralmente all'angoscia di Giobbe. Questo è vero teatro! Sono uscita chiedendomi come fanno gli attori a ripetere l'esperienza ogni sera? La rappresentazione ha fatto centro e per una volta eravamo completamente d'accordo con i critici ;-).

Questa mattina splendeva il sole, trasformando i colori autunnali in oro e rame. Siamo usciti a camminare e non volevamo più rientrare, cosí abbiamo camminato e camminato. Alla fattoria ecologica ci siamo fermati a guardare i maiali grassi e rosa rotolarsi contenti nel fango organico, privo di sostanze chimiche. La staccionata attorno era talmente bassa che avrebbero senza alcuna difficoltá potuto saltarla. Ma i maiali non saltano, mentre noi umani possiamo saltare ed anche scavalcare! Possiamo porci domande difficili ed addirittura trovare risposte...a volte risposte che non avremmo nemmeno immaginato. I maiali sono probabilmente più felici di noi nella loro incapacità di saltare, ma io VOGLIO SALTARE.

Giobbe è conosciuto in diverse cerchie per la sua affermazione: IO SO CHE IL MIO VENDICATORE VIVE. Un'affermazione sostenuta da sofferenza quasi indicibile. Pubblico una delle mie canzoni preferite con lo stesso titolo. Solitamente evito video con illustrazioni sdolcinate ma YouTube non ha potuto fare di meglio per me oggi. Le parole sono comunque una potente presa di posizione di Giobbe (e forse mia, almeno per oggi)



Monday, July 4, 2011

Joy 25/5/2001-01/07/2011

A family pet's death is a heavy loss. We have lost Joy and the emptiness and sadness are very deep. For our children letting go of Joy is like letting go of a beloved little sister and old aunt at the same time. She has been with them, with us, through our family's every situation and fase, in sickness and health. She has licked away tears and danced gladness. She has been with and cherished, totally, constantly...unconditionally.

La morte di un animale domestico è una grave perdita. Abbiamo perso Joy. Il vuoto ed il dolore sono molto profondi. Per i nostri ragazzi lasciare Joy è come lasciare una sorella minore molto amata ed allo stesso tempo anche lasciare una vecchia prozia carica di acciacchi. Joy è stata con loro, con noi, attraverso ogni fase e circostanza, in malattia e in salute. Ha leccato via le lacrime e danzato le gioie della nostra famiglia. E´stata presente ed ha amato, completamente, costantemente...incondizionatamente.



2001

ca.2004

2011

Saturday, June 11, 2011

Tuesday, June 7, 2011

I like Joel


This is inspiring :D

Sunday, May 22, 2011

Livet på landet






The other day I overheard a conversation between a handsome and elegant british man (the accent was very british, the look very caribbean) and a swedish young woman.

The guy: I hope this summer to be able to explore the coral reefs in Egypt. What do people do in the summer here in Sweden?
The woman: we mostly spend our time at a summer cottage.
The guy: Aw, fascinating, and what do you do there? Do you go for shootings, do you take saunas and play sports?
The woman: no, not really, people mostly do repairs to the cottage and mow the loan. We read a lot too.
The guy: (silent)

I had to smile to myself, knowing far to well how that knowledge had landed on the speechless chap. Just the same way it had landed on me the first time I realized what's behind the relationship between swedes and their summer cottages. The more primitive, the better...the more work to do, the better. Today I tought of that conversation as Mats and I opened the cottage for the summer, cleaned the inside and mowed the loan outside. My body aches, the rugs are washed and drying...summer has officially started.

L'altro giorno mi è capitato di ascoltare la conversazione tra un elegante ragazzo inglese (l'accento era prettamente inglese, l'apparenza prettamente caribica) ed una donna svedese.

Il ragazzo: questa estate spero di poter esplorare le coralliere in Egitto. Quí in Svezia cosa fa la gente d'estate?
La ragazza: per la maggior parte sta nelle casette in campagna o nei boschi.
Il ragazzo: ah, affascinante. E lí cosa fate? Andate a caccia, fate la sauna, fate sport?
La ragazza: veramente no, per la maggior parte si fanno lavori di manutenzione e si taglia l'erba. Ma la gente legge anche parecchio.
Il ragazzo: (silenzio assoluto).

Dovetti sorridere, consapevole dell'effetto che l'informazione aveva avuto sul ragazzo. Lo stesso effetto che ebbe su di me quando realizzai per la prima volta cosa si nasconde dietro il rapporto degli svedesi con le loro casette di campagna: piú primitive possibili è con piú lavoro da fare, li rende armoniosi e felici. Oggi ho ripensato a quella conversazione quando con Mats sono stata ad aprire la nostra casetta nel bosco, a pulire per l'estate ed a tagliare l'erba. Indolenzita e con i tappeti appesi ad asciugare...annuncio che è arrivata l'estate anche quí.


Saturday, May 21, 2011

Idols are a matter of taste...and time

When my students ask me who my idol was when I was little, I tell them it was him...

Quando i miei alunni mi chiedono chi era il mio idolo quando ero piccola, rispondo che era lui...


...not much difference from him if you ask me ;)

...non molta differenza da lui, se lo si chiede a me ;)